La fotografia e i Fotografi

Fotografare in teatro

Scritto da Piero Principi • Mercoledì, 18 gennaio 2012 • Categoria: Tecnica



La fotografia di spettacoli teatrali in realtà non presenta difficoltà particolari. Non siamo noi a scegliere le luci (purtroppo) e non abbiamo grandi possibilità di movimento.

In questo caso, le scelte che possiamo operare sono legate al tipo di attrezzatura più adatta e al tipo di pellicola (o sensore).

Riguardo alla scelta delle ottiche, nonostante negli ultimi anni ci sia stato un proliferare di obiettivi zoom, la scelta quasi obbligata rimane quella delle ottiche fisse. I motivi sono essenzialmente due, uno è legato alla luminosità che le rende insostituibili (un 135 mm con apertura 2 rappresenta l’ottimale) mentre l’altro è legato alla qualità.



È pur vero che negli ultimi anni abbiamo visto nascere degli zoom di ottima fattura, grazie ai vetri a bassa dispersione e alla costruzione di lenti asferiche, ma se queste moderne tecnologie vengono applicate anche alle ottiche fisse, il divario tra i due sistemi rimane invariato.

Qualcuno potrebbe optare per gli zoom dotati di stabilizzatore ottico ma non sempre questi sistemi sono efficaci.

Se fotografiamo un oggetto quasi immobile possiamo usare lo stabilizzatore ottico che ci permette di scattare anche a 1/15 di secondo senza micromosso, ma se stiamo inquadrando un soggetto anche in lieve movimento, tale sistema non è più efficace. Da qui la scelta quasi obbligata delle ottiche fisse di grande apertura.

Per chi usa le pellicole, la scelta sarà sicuramente orientata per l’alta sensibilità ma è sempre meglio portare con sé pellicole diverse. Una vecchia regola infatti dice che la pellicola migliore è quella la cui sensibilità è la minima necessaria per la realizzazione della foto.
In pratica, se nella borsa abbiamo una pellicola di 400 ISO, una di 800 e una di 1600, non faremo altro che misurare la luce con la fotocamera priva di film (meglio ancora con un esposimetro) per poi montare la sensibilità adatta.

Riguardo al tipo di fotocamera digitale esistono due scuole di pensiero. La prima privilegia le fotocamere dotate di sensore piccolo, perché implicano un fattore di moltiplicazione della lunghezza focale lasciando inalterata l’apertura; cosicché chi usa un normalissimo 85mm f1,8 è come se stesse usando un 135mm sempre f 1,8. Sicuramente un gran bel vantaggio.

La seconda scuola di pensiero invece parte dal presupposto che, a parità di pixel, un sensore di dimensioni minori avrà inevitabilmente dei pixel di minori dimensioni con il conseguente calo di qualità dovuto a una minor gamma tonale e a una maggior difficoltà di leggere alle basse luci.

 

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Tratto dal volume Illuminare, di Piero Principi

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